Assicurazione per rendita vitalizia

Vivere di rendita è il sogno di tutti e molti accarezzano l’idea di cessare l’attività lavorativa anzitempo, per godersi quanto accumulato in anni di duro lavoro.

Ma dai sogni è necessario passare alla realtà. Vivere di rendita non è affatto facile e per giungere al traguardo sono necessari ingenti capitali. I numeri parlano chiaro: per un 60enne, oggi, sono necessari tra i 200.000 e i 250.000 euro per garantirsi una rendita vitalizia di 1.000 euro al mese. Il conto raddoppia quasi per un 40enne che deve versare, 370.000 euro, mentre per una donna della stessa età si sale a 400.000 (*).

I giovani che vorrebbero dunque godersi la vita a tempo pieno, smettendo di lavorare, possono farlo probabilmente solo dopo aver ereditato un bel gruzzoletto o solo dopo aver vinto, almeno con un sei, al Superenalotto.

Peraltro proprio la rendita sarà forse il maggior supporto di coloro che in futuro dovranno fronteggiare la vecchiaia con meno tutele rispetto a quelle previste oggi. La classica strada più sicura, attraverso la quale si ha la certezza di ricevere un vitalizio, ossia una rendita mensile o annuale è una polizza Vita di rendita. In sostanza in questo caso si fa un patto con una compagnia assicurativa che, a fronte di un certo importo, si impegna da una certa data in poi a erogare all’assicurato un importo determinato che si rivaluta nel tempo.

Rendite baciate dal Fisco.

Fino ad oggi le polizze di rendita non sono state particolarmente utilizzate e hanno rappresentato una quota marginale della raccolta assicurativa, le cose da un anno a questa parte sono cambiate. L’impopolarità delle rendite era, infatti, anche dovuta alla poca convenienza fiscale. Prima del cambio di regime in vigore dal 1° gennaio 2001, il 60% dell’importo della rendita annua erogata andava a formare reddito imponibile e quindi veniva tassato in base all’aliquota marginale del contribuente. Quindi per i possessori di grandi patrimoni la soluzione risultava poco conveniente. Mentre oggi sono solo i rendimenti a essere tassati annualmente con un’aliquota del 12,5%, sia durante il differimento che nel corso dell’erogazione della rendita. Inoltre i premi versati venivano colpiti dall’imposta del 2,5%, oggi abolita. La scomparsa del balzello risulta particolarmente vantaggioso nel caso di versamenti di premi unici particolarmente elevati.

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