UNA POLIZZA CONTRO IL FURTO DELL’IDENTITA’


L’innovazione tecnologica, l’informatizzazione dei servizi e la digitalizzazione della documentazione sono il portato di una evoluzione digitale che, se da un lato facilita lo scambio di informazioni, dall’altro sta dando origine all’increscioso fenomeno del furto di identità.
Non più solo virus o spam, dunque, i nemici della rete.
Oggi il pericolo è quello del furto dei dati più sensibili e personali con conseguenti danni economici e sociali per tutti.
Le dimensioni del fenomeno emergono dal rapporto 2010 dell’Osservatorio Permanente sul Furto d’Identità promosso da Adiconsum in collaborazione con Fellowes Leonardi.
La presentazione della ricerca presso l’Università di Roma Tre è avvenuta nell’ambito di un Forum dal titolo “Furto d’identità: quali i rischi per adulti e minori” ed ha mostrato una preoccupante tendenza all’aumento dei furti di dati in rete: il 22% dei navigatori oggi dichiara di aver subito almeno un’esperienza di furto d’identità o di conoscere qualcuno che ne sia stato vittima.
Non migliore il panorama internazionale. Nei Paesi anglosassoni, dove la documentazione sanitaria è tutta digitale, il problema si presenta in relazione al furto dei dati sanitari.

L’utilizzo inappropriato delle informazioni sulla salute degli individui influenza la loro futura cura medica oppure la possibilità di sottoscrivere un’assicurazione sulla salute. Il problema non è certo di poco conto.
Mentre si inizia a parlare di processo di educazione indirizzato ai consumatori, gli operatori più accorti hanno, dunque, sviluppato strumenti innovativi a tutela del furto di identità.
Ecco così nascere nuovi servizi assicurativi in grado di arginare, avvalendosi delle più avanzate metodologie di tutela, il problema del furto dell’identità.

L’obiettivo è, naturalmente, quello di prevenire ma, qualora il furto avvenga il cliente potrà valersi di una assistenza legale che lo aiuterà a ripristinare la propria identità, coprirà l’intero costo per il rifacimento dei documenti e per tutte le spese che si renderanno necessarie.
Non ancora attive in Italia queste polizze saranno probabilmente presto sul mercato insieme, lo si auspica, a leggi in grado di colpire i truffatori che insisteranno nelle loro assurde frodi.

Federica Ferri

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ASSICURARE I CANI PERICOLOSI: oggi è un obbligo


Non ha avuto, forse, l’attenzione che meritava ma dal 14 settembre 2003 è operativa a tutti gli effetti l’ordinanza del Ministro della Salute (pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 212) che ha introdotto l’obbligo di stipulare una polizza di assicurazione di responsabilità civile per danni causati dal proprio cane a terzi, qualora il proprio animale rientri tra quelli ritenuti pericolosi.
L’ elenco delle razze pericolose menziona i cani da pastore (belga, tedesco, catalano, ecc.), cani da bovari, pinscher, schnauzer, tipo mastino, tipo dogo.
La legge non considera l’eventualità di una valutazione caso per caso, che tenga conto dell’indole del singolo animale ma fonda l’obbligo di assicurazione sulla semplice appartenenza del cane alla lista di quelli aggressivi.
La pena per che sfugge a quest’obbligo un’ammenda di 206 euro e addirittura l’arresto per tre mesi.

Naturalmente le compagnie d’assicurazione si sono mosse prevedendo polizze e coperture diverse.
Alla copertura contro i danni derivanti dal possesso di animali domestici, si affianca il servizio di assistenza veterinaria, la copertura per danni subiti dal proprio cane o quella contro le malattie più diverse.
Le migliori società a fronte di un premio variabile, sono in grado di proteggere l’animale domestico non da qualcosa di preciso e definito, ma da qualcosa che “non si vuole che capiti”, che “è improbabile che capiti”, che “succede all’improvviso” o che “è costoso”.
La legge, imponendo l’obbligo di assicurazione per i cani cosiddetti aggressivi, cerca di dare una risposta ai sempre più numerosi casi di aggressione da parte di razze come i Rottweiler, divenuti nel pensiero comune “gli animali pericolosi per eccellenza”.

Purtroppo, lungi dall’essere cuccioli temibili, questi cani sono spesso resi violenti da un uomo che non li capisce.
Massacrati fin dalla nascita per accrescerne lo spirito selvaggio o abbandonati alle loro giornate da un padrone che non conosce l’indole del suo miglior amico a quattro zampe, gli animali della lista pericolosa spesso sono solo delle vittime innocenti.
Non si dimentichi che il cane agisce con e per istinto: come dar lui la colpa per non aver compreso gesti irrazionali che l’uomo voleva imporgli?
La sicurezza dei cittadini va preservata, ma in una società davvero civile talvolta non sono solo i comportamenti degli animali a dover essere censurati.

Federica Ferri

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L’ organizzazione della previdenza italiana. Dubbi e aspettative.

Quando si parla di previdenza ci si riferisce a una macchina amministrativa assai complessa e variegata. In Italia la previdenza vede per la prima volta la luce nel lontano 1898 con la prima forma di cassa di assistenza per gli operai e lavoratori generici, ma e’ solo con il governo che nasce con tutti gli attributi del caso il vero apparato previdenziale, con l’ istituzione dell’ Inps nel 1933 e dell’ Inail che costituiscono il nucleo fondamentale di tutta questa gigantesca macchina statale. L’ Inps è per dimensioni e numero di iscritti il piu’ grande istituto italiano, il cui compito primario è quello di erogare le pensioni a tutti i lavoratori privati  e degli altri che rientrano nel suo campo di azione. L’ altro compito importante è quello di liquidare il TFR ai lavoratori che vanno in pensione e l’ erogazione delle pensioni di invalidità per malattia o altra causa. Accanto a questo colosso della previdenza se nè aggiunge un’ altro di uguale importanza e di considerevole peso quale L’ Inpdap ovverosia l’ ente che si occupa del pagamento delle pensioni, TFR e ora anche piccoli prestiti a tutti i lavoratori della pubblica amministrazione.

Esso è stato istituito nel 1994 ed ha accorpato i precedenti enti di previdenza dei diversi settori pubblici. Completa il quadro istituzionale L’ Inail che è l’ ente di cui si avvale lo Stato per assicurare i lavoratori in caso di infortuni o incidenti legati alla propria attività lavorativa. Da piu’ di un decennio si è costituita in Italia un’ altra nuova forma di previdenza  chiamata complementare, perchè si aggiunge a quella principale gestita dai summenzionati enti. Essa è stata disciplinata e legalizzata dal decreto n. 252 del 2005 con il quale si sono gettate le basi di questo nuovo modello previdenziale. Questo tipo di previdenza è costituito in modo particolare da fondi e piani pensionistici di vario genere cui chiunque  può aderire nei termini di legge. I fondi pensione sono gestiti da banche o società del risparmio appositamente autorizzate, e sottoposte al controllo e vigilanza della Covip che è l’ ente preposto a emanare direttive  e a sorvegliare sul corretto esercizio dell’ attivita’ da parte dei predetti istituti. I fondi possono essere di due tipi fondamentali ovverosia : fondi aperti e chiusi. Ai primi possono aderire tutti quelli che vogliono destinare una parte del loro patrimonio alla previdenza complementare, mentre i secondi sono riservati solo per particolari categorie di lavoratori. E’ importante sottolineare che tutto l’ apparato previdenziale italiano attraversa da anni  una grave crisi dovuta al fatto che lo Stato non ha piu’ i soldi per pagare un sempre maggior numero di pensioni, e quindi un nuovo modello di previdenza sarebbe per molti un salvagente o un sostegno economico per non affondare nell’ indigenza o grave stato di difficoltà economica. Logicamente bisogna esaminare anche gli aspetti negativi di tutta la questione. L’ elemento che è importante verificare è la serietà e i requisiti in possesso di chi esercita questo tipo di attività che dev’ essere fatta con assoluta trasparenza. Per il resto il lavoratore ha diritto a vedere maturata una propria pensione e a poter contare su un valido sostegno economico nella vita di tutti i giorni.

Robero Romano

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Assicurazione per rendita vitalizia

Vivere di rendita è il sogno di tutti e molti accarezzano l’idea di cessare l’attività lavorativa anzitempo, per godersi quanto accumulato in anni di duro lavoro.

Ma dai sogni è necessario passare alla realtà. Vivere di rendita non è affatto facile e per giungere al traguardo sono necessari ingenti capitali. I numeri parlano chiaro: per un 60enne, oggi, sono necessari tra i 200.000 e i 250.000 euro per garantirsi una rendita vitalizia di 1.000 euro al mese. Il conto raddoppia quasi per un 40enne che deve versare, 370.000 euro, mentre per una donna della stessa età si sale a 400.000 (*).

I giovani che vorrebbero dunque godersi la vita a tempo pieno, smettendo di lavorare, possono farlo probabilmente solo dopo aver ereditato un bel gruzzoletto o solo dopo aver vinto, almeno con un sei, al Superenalotto.

Peraltro proprio la rendita sarà forse il maggior supporto di coloro che in futuro dovranno fronteggiare la vecchiaia con meno tutele rispetto a quelle previste oggi. La classica strada più sicura, attraverso la quale si ha la certezza di ricevere un vitalizio, ossia una rendita mensile o annuale è una polizza Vita di rendita. In sostanza in questo caso si fa un patto con una compagnia assicurativa che, a fronte di un certo importo, si impegna da una certa data in poi a erogare all’assicurato un importo determinato che si rivaluta nel tempo.

Rendite baciate dal Fisco.

Fino ad oggi le polizze di rendita non sono state particolarmente utilizzate e hanno rappresentato una quota marginale della raccolta assicurativa, le cose da un anno a questa parte sono cambiate. L’impopolarità delle rendite era, infatti, anche dovuta alla poca convenienza fiscale. Prima del cambio di regime in vigore dal 1° gennaio 2001, il 60% dell’importo della rendita annua erogata andava a formare reddito imponibile e quindi veniva tassato in base all’aliquota marginale del contribuente. Quindi per i possessori di grandi patrimoni la soluzione risultava poco conveniente. Mentre oggi sono solo i rendimenti a essere tassati annualmente con un’aliquota del 12,5%, sia durante il differimento che nel corso dell’erogazione della rendita. Inoltre i premi versati venivano colpiti dall’imposta del 2,5%, oggi abolita. La scomparsa del balzello risulta particolarmente vantaggioso nel caso di versamenti di premi unici particolarmente elevati.

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Nuove norme per la vendita di polizze via internet e telefono

Un nuovo Regolamento Isvap composto da 18 articoli ha indicato tutta una serie di provvedimenti volti a migliorare la tutela degli assicurati per ciò che attiene il collocamento delle polizze via internet o telefono. Tra le norme di maggior rilievo citiamo il divieto per le imprese di utilizzare procedure dirette ad ostacolare la stipula dei contratti in presenza di dati particolari quali il luogo di residenza del contraente, nonché il divieto di collocare contratti in assenza del preventivo consenso del contraente. Il Regolamento Isvap ha posto anche l’accento sulla necessità di fornire specifiche informazioni all’assicurato e sul ruolo fondamentale svolto dai Call Center. L’assistenza telefonica deve essere garantita da personale altamente qualificato sottoposto ad aggiornamento almeno annuale.

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